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Diario
 



25 luglio 2007

Il Minotauro

Problemi tecnici non completamente risolti e un periodo di vacanza sono stati la causa di un lungo silenzio. adesso però è arrivato il momento di ritornare con un nuovo post e di svelare al mondo, finalmente, la teoria sul Minotauro formulata dal compianto Zampanò, le cui riflessioni hanno ispirato il drammaturgo Taggert Chiclitz  nella sua famosa pièce teatrale.

Ecco la storia del Minotauro:


"Mi permetto di formulare la seguente teoria: il re Minosse non ha fatto costruire il labirinto per rinchiudervi un mostro, ma per nascondere un bambino deforme, il suo.
Il mito descrive il Minotauro come una creatura con la testa di toro e il corpo umano: in altri termini, un uomo con la faccia deforme. Credo che l'orgoglio abbia impedito a Minosse di accettare che l'erede al trono avesse sembianze mostruose. Di conseguenza, rinnegò la sua discendenza accusando pubblicamente la sua sposa Parsifae di aver fornicato con un bovino maschio. In possesso di sufficiente senso morale da trattenersi dall'assassinare la carne della sua carne, Minosse fece costruire un labirinto abbastanza complicato perchè suo figlio non potesse scappare, ma senza sbarre che potessero far pensare a una prigione. (E' interessante notare che, secondo il mito, la maggior parte degli ateniesi dati "in pasto" al Minotauro in realtà morirono di fame nel labirinto, segno che la loro morte era dovuta sopratutto alla complessità del dedalo più che alla presunta ferocia del Minotauro.)
Sono convinto che il labirinto sia una perfetta metafora della repressione. Le mie riflessioni hanno ispirato la pièce teatrale dal titolo Il Minotauro per la Seattle Repertory Company.
Ne offro un breve riassunto: Minosse una sera entra nel labirinto per parlare al figlio. Si scopre così che il Minotauro è una creatura dolce e incompresa, mentre i presunti ateniesi sono criminali già condannati a morte in Grecia. Minosse, di solito, li fa uccidere in segreto per poi dire che della loro morte è responsabile il terrificante Minotauro, assicurandosi in tal modo che gli abitanti di Cnosso non si avvicinino troppo al labirinto. Purtroppo uno dei criminali è fuggito dentro al labirinto, è incappato nel Minotauro e l'ha quasi ucciso. Se Minosse non avesse ucciso il criminale, suo figlio sarebbe morto. Inutile dire che Minosse era furioso. Si è sorpreso a prendersi cura del figlio, e la tristezza e il senso di colpa giungono agli estremi. Poi il re riesce a vedere oltre le deformità del figlio, e finisce per scoprire in lui uno spiriro elegiaco, una sensibiltà artistica e soprattutto, una visione del mondo utopistica. Un profondo amore paterno inizia a crescere nel cuore del re, che comincia a pensare a come reintegrare il Minotauro nella società. Purtroppo, le storie diffuse sulla bestia terrificante si rivelano il seme della tragedia. Ecco infatti arrivare Teseo, un prepotente, un mercenario ubriaco, un pò scemo, che, senza nessuno scrupolo, fa a pezzi il Minotauro. In una delle scene più commuoventi della pièce, Minosse, il viso rigato dalle lacrime, loda pubblicamente il coraggio di Teseo. La folla prende queste lacrime come un segno di gratitudine, mentre noi, il pubblico,comprendiamo che sta piangendo per il figlio. Il re ha il cuore spezzato, e per quanto si mostri ormai come un sovrano dei più equi, la sua giustizia è scolpita nel più profondo dei dolori".




permalink | inviato da finzioni il 25/7/2007 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

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